Folletto,
principessa dei ghiacci, elfo, cartone animato, eroina da videogioco.
Sono tanti gli appellativi fantasiosi che hanno circondato la carriera
di Bjork Gudmundsdottir da Reykjavik, Islanda. Una carriera che l'ha consacrata
star del rock alternativo degli anni '90 e personaggio tra i più
bizzarri del mondo dello spettacolo. D'altronde Bjork ("betulla",
in islandese) ha sempre amato gli eccessi. Ha recitato a lungo la parte
della diva, tra capricci e look eccentrici. Ha accumulato folle di fan
isterici. E anche per questo ha rischiato di finire in frantumi. È
successo tutto nel 1996, "l'anno dello schianto". A Bangkok,
in preda a una crisi di nervi, ha aggredito una troupe televisiva che
stava riprendendo il figlio Sindri. Poi, qualcuno le ha inviato un pacco-bomba,
intercettato per miracolo dalla polizia: il mittente, un fan ossessivo,
si è suicidato poco dopo. "Per
me, cantare è sempre stato qualcosa di puro, il mio modo di dialogare
con le cose - racconta -. Mi è sempre piaciuto cantare nel vento,
sotto la pioggia, in una tormenta di neve, su un torrente di lava... Io
contro gli elementi". Una vera forza della natura, insomma, che si
è manifestata fin dall'infanzia, quando Bjork viveva con i genitori
in una comune hippie a Reykjavik: "Ho pensato a lungo che fosse fantastico.
Avevo sempre intorno gente che passava ore e ore a raccontarmi storie,
a scherzare e a sognare improbabili viaggi collettivi a bordo di una grande
nave. Poi, intorno ai sette-otto anni, ho finalmente chiesto loro: 'Perché
non vi mettete a fare qualcosa?' Da quel momento, sono diventata iper-attiva.
E ho sviluppato una volontà d'acciaio". La
sua carriera musicale, sempre accompagnata da uno stuolo di professionisti
del suono (da Howie B. a Tricky, da Goldie a Mark Bell), ha toccato il
suo apice nel 1997 con Homogenic: un album scuro e romantico, costruito
attorno a campionamenti, battiti elettronici, dissonanze e accordi di
violini. "Adoro gli archi - rivela Bjork - e ho sempre pensato che
il nostro sistema nervoso, se amplificato, produrrebbe il suono di un
violino, di una viola o di un violoncello". Ascoltare per credere
la tetra sinfonia di "Bachelorette", versione ancor più
cupa e drammatica del trip-hop alla Portishead: "I'm a fountain of
blood, my love, in the shape of a girl" ("Sono una fontana di
sangue, amore mio, con la forma di una ragazza"). In tempi recenti Bjork ha partecipato, nei panni della protagonista, al film di Lars Von Trier "Dancer in the Dark": pochi avrebbero immaginato che, al suo debutto sul grande schermo, la cantautrice scandinava avrebbe vinto la Palma d'Oro al Festival di Cannes come miglior attrice. A stregare i giurati è stata la sua interpretazione di Selma in una pellicola (cui è andato anche il premio per il miglior film) che è a metà tra musical e melodramma: una favola nera che fa a pezzi il "sogno americano". Un film atipico in cui Bjork canta, balla, ama, soffre e si immola. Dopo lesperienza di Dancer in the Dark, Bjork torna alla sua musica nel 2001 con Vespertine, un album nel solco dellelettronica minimalista e davanguardia, in cui la cantante islandese dà voce a tutti i suoi sentimenti ed umori più tormentati, inseguendo uno spazio intimo. Mi piace restarmene da sola in casa, in uno stato danimo quieto e introverso, a sussurrare fra me e me. È una sorta di bozzolo ben protetto, casa mia. E proprio "Cocoon", "bozzolo", è uno dei brani più emblematici di questo nuovo corso di Bjork: una ballata tenera, bisbigliata, e lievemente sporcata da rumori lo-fi. Da ultimo volevo sottolineare il debito e la vicinanza tra la musica della nostra Elisa e quella dell'islandese Bjork: le due dimostrano sensibilità musicali molto vicine e addirittura si somigliano fisicamente. SITO UFFICIALE ---- www.bjork.com |
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aggiornamento di questa pagina: ? 2002
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