BJORK

Folletto, principessa dei ghiacci, elfo, cartone animato, eroina da videogioco. Sono tanti gli appellativi fantasiosi che hanno circondato la carriera di Bjork Gudmundsdottir da Reykjavik, Islanda. Una carriera che l'ha consacrata star del rock alternativo degli anni '90 e personaggio tra i più bizzarri del mondo dello spettacolo. D'altronde Bjork ("betulla", in islandese) ha sempre amato gli eccessi. Ha recitato a lungo la parte della diva, tra capricci e look eccentrici. Ha accumulato folle di fan isterici. E anche per questo ha rischiato di finire in frantumi. È successo tutto nel 1996, "l'anno dello schianto". A Bangkok, in preda a una crisi di nervi, ha aggredito una troupe televisiva che stava riprendendo il figlio Sindri. Poi, qualcuno le ha inviato un pacco-bomba, intercettato per miracolo dalla polizia: il mittente, un fan ossessivo, si è suicidato poco dopo.
Lo shock ha impresso una svolta alla sua vita: "Ho dovuto frenare, dare un taglio a tutto lo schifo che mi circondava - racconta -. Per questo sono tornata in Islanda e sono rimasta a vivere per un po' sulla cima di una montagna, dove tutto ciò che potevo sentire era il crepitare del ghiaccio. Era nero, le luci del Nord giravano intorno a uno strato di nuvole, con i campi di lava che sfrigolavano sotto. Era veramente techno...". Già, techno come è anche la musica di Bjork. Ma non solo. Dance, pop, trip-hop, house, punk, industrial, funk, soul-jazz: sono alcune delle etichette che la critica ha tentato di dare alle sue canzoni. In realtà, il "sound" di Bjork sfugge alle classificazioni. È una miscela di battiti cupi e tastiere elettroniche, campionature e sinfonie d'archi, su cui si innesta una voce unica, capace di passare da urla sfrenate e rantoli agonizzanti a gorgheggi stile Broadway.

"Per me, cantare è sempre stato qualcosa di puro, il mio modo di dialogare con le cose - racconta -. Mi è sempre piaciuto cantare nel vento, sotto la pioggia, in una tormenta di neve, su un torrente di lava... Io contro gli elementi". Una vera forza della natura, insomma, che si è manifestata fin dall'infanzia, quando Bjork viveva con i genitori in una comune hippie a Reykjavik: "Ho pensato a lungo che fosse fantastico. Avevo sempre intorno gente che passava ore e ore a raccontarmi storie, a scherzare e a sognare improbabili viaggi collettivi a bordo di una grande nave. Poi, intorno ai sette-otto anni, ho finalmente chiesto loro: 'Perché non vi mettete a fare qualcosa?' Da quel momento, sono diventata iper-attiva. E ho sviluppato una volontà d'acciaio".
Così, il piccolo elfo dei ghiacci, già undicenne, compone un album di canzoni pop demenziali che in Islanda vende settemila copie, diventando "Disco di platino". "Ma la prima volta che sono stata veramente orgogliosa di me - ricorda - è stato quando ho suonato un mio brano al pianoforte per la morte di mia nonna". Poi, la militanza precoce in una serie di gruppi punk: a 13 anni suona negli Exodus, a 14 nei Tappi Tikarrass, a 18 nei Kukl; quindi, nel 1987, fonda i Sugarcubes insieme a Thòr Eldon (suo ex-marito e padre di Sindri). Dopo Gling-Glo, una raccolta di classici islandesi, è nel 1993 con Debut che arriva il successo internazionale. Un successo che sarà poi consacrato dal premio Mtv come miglior artista femminile (1995), da due Brit Award come miglior cantante e da una decina di milioni di dischi venduti in tutto il mondo.

La sua carriera musicale, sempre accompagnata da uno stuolo di professionisti del suono (da Howie B. a Tricky, da Goldie a Mark Bell), ha toccato il suo apice nel 1997 con Homogenic: un album scuro e romantico, costruito attorno a campionamenti, battiti elettronici, dissonanze e accordi di violini. "Adoro gli archi - rivela Bjork - e ho sempre pensato che il nostro sistema nervoso, se amplificato, produrrebbe il suono di un violino, di una viola o di un violoncello". Ascoltare per credere la tetra sinfonia di "Bachelorette", versione ancor più cupa e drammatica del trip-hop alla Portishead: "I'm a fountain of blood, my love, in the shape of a girl" ("Sono una fontana di sangue, amore mio, con la forma di una ragazza").
Ma in Islanda Bjork è diventata anche una figura istituzionale. Il premier David Oddsson ha promesso di darle in usufrutto l'isoletta di Ellidaey, di proprietà dello Stato, precisando che "Bjork ha fatto molto più della maggior parte dei suoi connazionali per rendere famosa l'Islanda". E la stessa artista, in perenne migrazione tra Londra, Spagna (dove ha inciso "Homogenic") e New York, non rinnega le sue radici: "Noi islandesi siamo particolarmente soggetti alla depressione, perché viviamo con poca luce. D'inverno è buio quasi tutto il giorno, d'estate non è molto meglio. Ma abbiamo sviluppato una speciale immunità anti-depressiva, di cui l'arte è una delle espressioni. E siamo anche i più grandi ribelli del pianeta. È per questo che non abbiamo un esercito: non potremmo mai marciare tutti allo stesso ritmo".

In tempi recenti Bjork ha partecipato, nei panni della protagonista, al film di Lars Von Trier "Dancer in the Dark": pochi avrebbero immaginato che, al suo debutto sul grande schermo, la cantautrice scandinava avrebbe vinto la Palma d'Oro al Festival di Cannes come miglior attrice. A stregare i giurati è stata la sua interpretazione di Selma in una pellicola (cui è andato anche il premio per il miglior film) che è a metà tra musical e melodramma: una favola nera che fa a pezzi il "sogno americano". Un film atipico in cui Bjork canta, balla, ama, soffre e si immola.

Dopo l’esperienza di “Dancer in the Dark”, Bjork torna alla sua musica nel 2001 con Vespertine, un album nel solco dell’elettronica minimalista e d’avanguardia, in cui la cantante islandese dà voce a tutti i suoi sentimenti ed umori più tormentati, inseguendo uno spazio “intimo”. “Mi piace restarmene da sola in casa, in uno stato d’animo quieto e introverso, a sussurrare fra me e me. È una sorta di bozzolo ben protetto, casa mia”. E proprio "Cocoon", "bozzolo", è uno dei brani più emblematici di questo nuovo corso di Bjork: una ballata tenera, bisbigliata, e lievemente sporcata da rumori “lo-fi”.

Da ultimo volevo sottolineare il debito e la vicinanza tra la musica della nostra Elisa e quella dell'islandese Bjork: le due dimostrano sensibilità musicali molto vicine e addirittura si somigliano fisicamente.

SITO UFFICIALE ---- www.bjork.com


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ultimo aggiornamento di questa pagina: ? 2002