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Un
nome che è tutto un programma, Mary Jane, e un appellativo che
non lascia dubbi: 'The Queen' of Hip Hop/Soul.
A distanza di 9 anni e dopo 7 album (di cui uno di remix), Mary J Blige
non sembra proprio perdere colpi. Tutt'altro, "No More Drama"
inaugura un nuovo capitolo nella sua vita. Nata nel gennaio del 1971 ad
Atlanta, Mary si trasferisce subito dopo a New York, più precisamente
nel quartiere di Yonkers. Oltre alla musica e al canto, ben poco appassiona
una giovane Mary, pronta a cadere ben presto nel tunnel della droga e
della prostituzione. Cattive compagnie e un'infanzia dove la violenza
purtroppo ricorre spesso. Esperienze che l'hanno segnata nel vero senso
della parola, lasciandole una cicatrice indelebile sul viso. Un percorso
per redimersi, il suo, lungo e doloroso, una Via Crucis lunga 7 album.
Ogni canzone, una psicoanalisi, ogni nota, un passo in più verso
una normalità tanto sognata e infine raggiunta.
Il suo unico punto debole da sempre? Gli uomini. L'hanno sfruttata, hanno
abusato di lei, l'hanno violata. Amata? "Mai", risponde lei.
Gli uomini, la sua più grande sfortuna e la sua benedizione allo
stesso tempo; grazie a loro Mary si è costruita una corazza indistruttibile,
un'arma di difesa indispensabile per sopravvivere nei projects di New
York e soprattutto nell'industria musicale. Forte e decisa, Mary non può
però fare a meno di essere influenzata da fattori esterni. E' una
cosa più forte di lei, se una cosa le piace, non riesce a dire
di no. Come un bambino che desidera più di ogni altra cosa un nuovo
giocattolo. E nemmeno lo nasconde. Gli anni '90 l'hanno vista trasformarsi
in una miriade di personaggi diversi. I trend passeggeri li ha vissuti
tutti. L'involucro Mary, il suo aspetto, potrà anche cambiare lungo
tutta la sua carriera, ma la vera Mary, la donna, la voce, è rimasta
invariata. Entusiasta, malinconica, a tratti perfino rozza. Questa è
la vera Mary, sempre cosciente delle sue radici, ma con la voglia e la
necessità di proiettarsi in alto, verso un futuro migliore.
1992:
il suo debutto con "What's the 411" cambia la vita di molti,
primo fra tutti quella di Puff Daddy, scopritore di Mary J Blige e unico
artefice del suo successo. Anche l'album successivo "My Life"
(1995) vede di nuovo Puffy avere il controllo su di lei, tanto da convincerla
ad abbandonarlo nel '97, anno in cui si circonda di nuovi amici per dare
vita a "Share my world". La sua rinascita. Una volta approdata
nel mondo dello spettacolo, Mary sperava di essersi lasciata alle spalle
la crudeltà della strada, non poteva immaginare che l'industria
musicale celasse tanti squali.
"Puffy mi ha letteralmente rapinato" confida Mary. "Per
tutto il tempo che ho lavorato con lui non ho visto un soldo, ero prima
in classifica e continuavo a vivere nei projects. Ma non lo odio, è
stata un'esperienza. Dolorosa, ma pur sempre un'esperienza. Devo molto
anche a lui".
"What's
the 411" vede una Mary come una facile preda. Ha talento, carisma,
voglia di vincere, ma il debutto le offusca la vista facendole credere
che sia tutto oro ciò che luccica. Resta il fatto che "Real
Love", "Remisce" e "Sweet Thing", tutti e tre
tratti dal suo primo album, rimangono a tutti gli effetti dei classici
della musica soul, coniando oltretutto un nuovo termine ed un nuovo stile
musicale agli inizi degli anni '90: l'hip hop/soul. L'esplosione dell'R&B
da classifica alla metà degli anni '90 la dobbiamo un po' a lei,
così come tanti suoi cloni: le SWV, le TLC, le Brownstone, Yvette
Michelle e chi più ne ha più ne metta.
Non per niente è la Regina, mai auto-incoronatasi, né tantomeno
despota, la corona se l'è meritata. Le è stata data perché
è la più degna a calzarla. Lo scettro è passato dal
titolo "Queen of Soul" di Aretha Franklin a quello di "Queen
of Hip Hop/Soul" di Mary. Per lei parlano i suoi milioni di fan,
le centinaia di premi, tra cui quello a cui è più affezionata,
il suo primo Grammy Award vinto grazie al duetto insieme a Method Man
in "You're all I need". Persino Marvin Gaye e Tammi Tarell ne
sarebbero stati contenti.
Questo dimostra che pur vestendo panni firmati e duettando con grandi
nomi come George Michael, Roy Ayers ed Elton John, Mary non tradisce le
sue radici, anzi non perde mai l'occasione di collaborare con i suoi compagni
d'infanzia e coinquilini all'epoca in cui abitava a Yonkers; gente come
DMX e Jadakiss, entrambi cresciuti nelle sue stesse condizioni. La sua
carriera è costellata di collaborazioni, premi e le canzoni divenute
colonne sonore della vita dei giovani afroamericani costretti nei projects
più abbandonati. Se il rap era valvola di sfogo alla violenza,
Mary era la voce dell'amore e della speranza per tutti i giovani svantaggiati
come lo era stata lei un tempo.
Nel 1999 esce "Mary", penultima tappa prima che MJB possa finalmente
definirsi libera dal passato. Tappa forzata, come un boccone amaro da
buttar giù a tutti i costi, tra cui un duetto fortemente non voluto
da lei ma dettatole dalla casa discografica. "Not Lookin'" la
vede riunita con l'uomo che più l'ha fatta soffrire in assoluto,
K-Ci Haley ex leader dei Jodeci e oggi in coppia con il fratello JoJo.
Un capitolo tra i più tristi, se non il più triste in assoluto
della sua vita, una storia che lei vorrebbe definitivamente chiusa, ma
che riaffiora di tanto in tanto. Come Ike e Tina, negli anni '60, la storia
si ripete 30 anni dopo. Un dramma fortunatamente cancellato quest'anno
con il suo ultimo lavoro "No more drama", per l'appunto. Mai
più tristezza, urla Mary, mai più malinconia, canta in "Testimony",
canzone con cui chiude il nuovo album. Finalmente ha il controllo assoluto
sulla sua vita: "Questa volta per davvero!", tiene a specificare.
"L'intero album è una festa, la celebrazione della fine di
una brutta storia" racconta. "Finalmente ho il controllo su
me stessa, sulla mia carriera, sulle mie emozioni. Voglio ridere, festeggiare,
cantare. Ora che sono felice spero solo che i miei fans mi ameranno come
quando non lo ero!"
Sito
ufficiale: www.mjblige.com
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